Il PAGELLONE della SALVEZZA: KRSTICIC al PRIMO POSTO
ROMERO 5: avrebbe dovuto essere la stagione della sua definitiva consacrazione nel calcio nostrano, invece ha offerto grandi prodezze, ma altrettanti, se non superiori, incertezze ed errori clamorosi, soprattutto per chi rappresenta il n°1 della Nazionale Argentina. La Sampdoria, per non perdere nuovamente punti per strada, ha bisogno di un estremo difensore affidabile, concentrato e in grado di trasmettere sicurezza all’intero reparto, caratteristiche che purtroppo lui non ha dimostrato.
DA COSTA 6: raramente impiegato nel corso della stagione, si è fatto trovare pronto, confermandosi un valido dodicesimo, un professionista serio, attaccato alla causa blucerchiata e sempre lontano da ogni sorta di polemica.
COSTA 7: nel disastroso mercato estivo 2011 il suo arrivo costituisce una delle rare note positive. In B aveva già mostrato di che pasta era fatto, nella massima serie si è confermato a grandi livelli, facendo cambiare idea a chi non lo riteneva adatto per un ruolo da titolare. Puntuale, elegante, efficace, deciso. Una delle poche certezze del reparto difensivo. Il goal vittoria realizzato a S. Siro era l’antipasto di una grande stagione.
GASTALDELLO 7: il capitano ha rappresentato il punto di riferimento, la guida del reparto arretrato, offrendo un rendimento all’altezza, non mancando il supporto ai compagni in termini di esperienza e senso tattico. Conosciamo le sue qualità, ricordiamo alcune stagioni passate e siamo pertanto consapevoli che ha tutti i mezzi per fare qualcosa di più, riducendo ulteriormente alcuni banali cartellini e qualche amnesia non abituale.
PALOMBO 7: da escluso e non convocato nemmeno nelle amichevoli ad uno dei protagonisti della rinascita nella gestione D. Rossi. Non voleva lasciare la Sampdoria, sapeva dove fosse il proprio posto, non meritava di ricevere più colpe e responsabilità di quelle che ogni protagonista blucerchiato dell’ultimo biennio doveva incassare. Alla fine ha vinto lui, si è riconquistato la maglia blucerchiata e un posto da titolare, fornendo un contributo soddisfacente nel trio difensivo. Con lui hanno vinto tutti coloro che non gli hanno voltato le spalle, ora più numerosi di qualche tempo fa.
ROSSINI 5,5: aveva iniziato il campionato in maniera assai convincente, sulla scia delle confortanti prove offerte nel torneo cadetto. Con il passare delle giornate si è però purtroppo perso, collezionando diverse prestazioni caratterizzate da amnesie ed errori davvero banali e perdendo sicurezza nei propri mezzi. Il suo rendimento assomiglia un po’ a quello di un altro giovane promettente blucerchiato, Massimo Volta, a testa alta nei preliminari di Champions e in grande affanno delle ultime giornate in B. Da ritrovare.
MUSTAFI 6: difensore di pochi fronzoli, bada al sodo e il suo rendimento quasi mai tradisce le attese. Tecnicamente ha ancora da lavorare, ma ha il senso della posizione, denota personalità e voglia di combattere. Da verificare i suoi progressi nel medio termine.
BERARDI 5,5: una delle liete sorprese durante la gestione Ferrara al posto del neo acquisto De Silvestri, le sue lacune in fase difensiva, un gioco talvolta a rischio del cartellino rosso (allo Juventus Stadium è accaduto quanto già verificatosi più volte l’anno scorso) e la rinascita dell’ex viola l’hanno poi portato ad accomodarsi saldamente in panchina. Quando è stato chiamato nuovamente in causa, ha comunque risposto presente, offrendo il massimo del proprio bagaglio tecnico-tattico al servizio della squadra.
POULSEN 5: uno dei pochi elementi in comune tra le due gestioni tecniche stagionali è stato lo scarso utilizzo del Nazionale Danese. Nelle rare occasioni in cui è stato chiamato in causa, ha dato la sensazione di essere spesso in difficoltà sia fisicamente, che tatticamente, faticando non poco nella duplice fase di spinta e copertura. Con il senno di poi un’altra operazione estiva non azzeccata.
ESTIGARRIBIA 5,5: avrebbe dovuto rappresentare uno dei pezzi pregiati del mercato estivo, ha invece offerto un rendimento complessivamente vicino alla sufficienza, ma ben lontano dalle attese. Impiegato inizialmente come esterno offensivo, arretrato poi sulla linea del centrocampo durante la gestione D. Rossi, ha mostrato pregi e difetti: tanta corsa e spirito al sacrificio, altrettanta confusione, scarsa concretezza e non impeccabile copertura difensiva.
OBIANG 7,5: leggermente in calo nelle ultime giornate per un calo psicofisico dopo la prima stagione nella massima serie, il centrocampista spagnolo a lungo ha costituito l’autentico faro della manovra blucerchiata, confermando e superando quanto mostrato tra i cadetti. Personalità, visione di gioco, spirito al sacrificio, qualità in fase d’impostazione e rottura del gioco avversario. In futuro dovrà migliorare al momento della conclusione per diventare un centrocampista di grande livello nel panorama europeo, tutto il resto è già in suo possesso e finchè sarà possibile se lo coccola la Samp.
KRSTICIC 8: al fianco di Obiang ha rappresentato la colonna portante non solo del centrocampo, ma dell’intera manovra blucerchiata. Mai domo, tatticamente duttile, dal rendimento costante nell’intero arco della stagione fino a quando un violento fallo subito nel derby non l’ha messo fuori gioco per le ultime giornate. È salito in cattedra sia come regista, sia come mediano ruba palloni, essendo in grado di verticalizzare il gioco e spezzare sul nascere la manovra avversaria. Un gioiello dalle grandi doti calcistiche e dagli immensi valori umani.
POLI 7,5: finalmente è ritornato il Poli ammirato nella stagione del 4° posto, forse, sotto certi aspetti, ha superato anche il centrocampista esploso sotto la guida di Delneri. Oltre alla qualità presente nel suo dna e ringraziando la buona sorte che non l’ha rilegato per mesi ai box per problemi fisici, con costanza ha assicurato dinamismo, pressing, spirito al sacrificio, inserimenti senza palla e qualche goal dal pesante valore specifico. Un centrocampista quasi completo, una perfezione che verrà raggiunta, se e quando, si riscontreranno miglioramenti in fase di conclusione.
MARESCA 5: nello scacchiere tattico di mister Ferrara aveva il compito di agire da faro nel cuore del centrocampo. Dopo un inizio fantastico, esaltato da due goal di grandissimo tasso di difficoltà, il suo rendimento è sensibilmente calato anche a causa di qualche problema fisico, finendo costantemente in panchina con l’arrivo di D. Rossi. Per qualità ed esperienza rappresenterebbe uno dei punti di forza dell’organico blucerchiato, ma, in virtù delle recenti dichiarazioni, dello scarso dinamismo e della politica di valorizzazione dei giovani, il suo futuro appare lontano. Un peccato.
MUNARI 6: centrocampista più predisposto al “lavoro sporco” che ad emergere per qualità, ma assai prezioso tatticamente e sempre pronto a fare legna, ma non solo. Si è rivelato tra i pochi centrocampisti in organico che ha trovato in più occasioni la via del goal, Roma e Inter ne sanno qualcosa.
DE SILVESTRI 6,5: stagione ricca di alti e bassi. Arrivato con grandi aspettative in estate ma a sorpresa abbonato alla panchina con Ferrara, è rigenerato con D. Rossi, nella cui gestione non solo ha ritrovato un posto da titolare e una forma fisica strabiliante, ma ha sempre gettato il cuore oltre l’ostacolo, trovando anche la via della rete in due occasioni nel finale di campionato. È suo il goal salvezza con il Catania.
SORIANO 5: il voto ha anche l’obiettivo di stimolare uno dei giovani, a mio parere, più dotati tecnicamente e più promettenti dell’intero organico. Avrebbe poco da invidiare ad altri suoi compagni, al momento oggetto di maggiori attenzioni dei grandi club, ma finora continuità e concentrazione gli sono visibilmente mancate. La grande prova di Varese, nella quale si è dedicato più alla sostanza che alla forma, e il goal al Gamper sembravano essere l’antipasto di una grande stagione, invece le premesse e le promesse non si sono tramutate in realtà. Il tempo è ancora dalla sua parte, ma non va ancora sprecato.
RENAN 5,5: per esperienza e curriculum da lui ci si sarebbe aspettato un contributo ben superiore, invece si è rivelato talvolta uno dei giocatori più in difficoltà durante la gestione Ferrara, basta ricordarsi la prova incolore di Parma o il grossolano errore costato il goal a S. Siro contro l’Inter. Mesi e mesi in panchina, finchè D. Rossi non l’ha gettato nella mischia dal 1’ ad Udine e, da esemplare professionista, ha risposto presente, fornendo una prestazione sicuramente sufficiente, ripetendosi a quei livelli tre giorni più tardi in casa con il Catania, la sfida più delicata. Ha chiuso la stagione con l’ingenua e discutibile espulsione nel finale all’Olimpico con la Lazio.
ICARDI 7,5: gli ultimi mesi di campionato e tutte le critiche, giuste o errate sulla sua palese involuzione, lasciano spazio ai 10 goal realizzati da neanche ventenne alla prima stagione in serie A, giocando peraltro in una neopromossa, seppure blasonata e termine mal abbinato a noi, ma pur sempre una neopromossa. Ad inizio stagione si parlava di tutti gli altri attaccanti in rosa, tranne lui, ha visto il campo soltanto per la grave emergenza offensiva nella gestione Ferrara e ha sfruttato l’occasione. Nessuno può dire oggi se si tratta di un buon giocatore, potenzialmente anche un campione, o un giovane al momento sopravvalutato, ma una cosa è certa: ha ricevuto tanto dalla Sampdoria e quest’anno (assieme al goal di Castellammare l’anno scorso) ha contribuito da protagonista alla nostra salvezza, anche considerando la scarsa vena realizzativa dei compagni di reparto, a suon di goal, ma non è forse riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi, per riuscirci i goal non bastano, serve ben altro, giustamente.
EDER 7: non sarà andato in doppia cifra (non è la prima volta nella massima serie) e talvolta la sfortuna lo costringe ai box, ma ha tutte le altre caratteristiche che un tifoso cerca in un giocatore. Fame, voglia di combattere, disponibilità a correre per tre per 90’, lottare su ogni pallone, “spaccare” le difese avversarie con le sue devastanti accelerazioni e servire assist invitanti per i compagni. È lui una delle anime di questa Sampdoria.
MAXI LOPEZ 5: era il gioiello del mercato estivo, si è rivelato purtroppo una delle grandi delusioni dell’annata blucerchiata. Eppure la stagione era partita nel modo migliore con i primi goal e prestazioni confortanti, poi un brutto infortunio e l’esplosione di Icardi l’hanno costretto prima ai box, poi in panchina. Alla ricerca della condizione migliore ha alternato buone prestazioni ad altre più in ombra, un vero peccato.
SANSONE 6,5: non ci sono dubbi sul fatto che rappresenti uno degli elementi più dotati tecnicamente dell’intero organico, ma la tecnica non è l’unica freccia nel suo arco. La grande prestazione offerta contro la Roma non è rimasta l’unica luce nella sua stagione doriana, perché, nel momento di maggiore difficoltà della squadra, è emerso per personalità, determinazione e consapevolezza di badare al sodo, in primis contro Bologna (a segno), ad Udine e con il Catania (due pali colpiti e una voglia di spaccare il mondo, così contagiosa che avrebbe dovuto coinvolgere qualsiasi compagno). Anche da lui bisogna ripartire.
All. D. ROSSI 7: è arrivato in un momento di grossa difficoltà, si è subito dimostrato in grado di fare ordine, mettere i giocatori nei propri ruoli naturali, trasmettere sicurezza e tranquillità ai protagonisti in campo. Ha dovuto fare i conti con le palesi lacune dell’organico mal costruito in estate, con un’età media molto bassa e alcuni giocatori chiave fermi ai box. Anche se il mercato invernale non si è rivelato utile come avrebbe potuto e dovuto essere, è riuscito in breve tempo a riportare la Sampdoria nella parte sinistra della classifica, raggiungendo risultati sorprendenti (l’impresa allo Juventus Stadium, la vittoria con la Roma, il pari casalingo con il Milan e il pareggio del S. Paolo ad esempio), ridando anima e vitalità ad un gruppo in difficoltà. L’aver raggiunto quota 35 punti già a marzo ha fatto fare pensieri inadeguati ad una rosa molto giovane e le ultime partite hanno generato patemi e sofferenze che nessuno avrebbe meritato, ma ciò non può e non deve far dimenticare l’ottimo lavoro svolto in precedenza e il livello dell’organico. Chiudere a quota 42 punti in classifica (43 sul campo) era davvero il massimo realisticamente parlando.
