ESCLUSIVA SAMPDORIANEWS - Pasquale Luiso: "Sono onorato di aver indossato la maglia blucerchiata. La Gradinata Sud? Da pelle d'oca"

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© foto di Alessandro Pizzuti
giovedì 2 luglio 2009, 15:49Esclusive
di Diego Anelli

Proseguono le interviste esclusive targate Sampdorianews.net. Questa settimana abbiamo avuto l'occasione di contattare in esclusiva Pasquale Luiso, soprannominato il Toro di Sora e famoso per essere andato in doppia cifra con numerose delle compagini che lo hanno ingaggiato nel corso della carriera: Sora, Avellino, Piacenza, Vicenza e Sampdoria. Nel suo curriculum vanta anche lo status di capocannoniere della Coppa delle Coppe edizione 1997/1998. Ecco l'intervista telefonica in versione integrale ad un attaccante contraddistintosi per la prolificità sotto porta e per la determinazione di chi non vuole mollare mai:

Quali sono i ricordi della tua esperienza in blucerchiato?
“Ho ricordi bellissimi, indossare una maglia del genere ti lascia qualcosa d’importante, è un onore, non è da tutti poterla indossare, peccato non sia potuto accadere in serie A. Sono orgoglioso di aver potuto giocare in un palcoscenico simile”.

Il tuo rapporto con i tifosi doriani
“Rapporto ottimo. Arrivai da Vicenza nel mercato di gennaio, riuscendo a realizzare ben 10 reti su 21 partite. Il secondo campionato fu invece disastroso per la squadra, raggiungemmo la salvezza soltanto alla penultima giornata, tanti giocatori furono un po’ contestati come naturale che fosse, si rendeva ben al di sotto delle nostre possibilità, l’anno prima quella squadra gettò al vento un campionato già vinto. È motivo di grande orgoglio essere ancora ricordato da voi, aver ricevuto i cori da quella gradinata che ha incitato campioni del calibro di Vialli e Mancini. Ogni volta che vedevo e guardo tuttora quella gradinata provo la pelle d’oca, per me è stato il massimo aver potuto vestire quella maglia”.

Come mai la squadra si ritrovò ad un passo dal baratro della C1?
“Cagni venne cacciato dopo soltanto 3 partite, io rimasi fuori 3 mesi per una microfrattura della caviglia, arrivò poi Bellotto, sembrava ci fossimo ripresi e invece rischiammo grosso, riuscimmo perfino a perdere in casa col Crotone già retrocesso”.

Le motivazioni del tuo addio
“Novellino fece la sua lista della spesa e dei confermati, tra i quali rientrava anche il sottoscritto, ma unicamente come alternativa a Bazzani, molte squadre, mi volevano, alla fine scelsi l’Ancona che mi fece 2 anni di contratto, consentendomi di avvicinarmi a casa, a 32 anni si guardano anche questi aspetti. Mi aveva cercato anche il Genoa, il passaggio tra le due squadre cittadine? Lo fece un campione come Montella quindi…”

Sei rimasto in contatto con alcuni tuoi ex compagni alla Sampdoria?
“Ogni tanto sento Flachi, Carmine Esposito, Guglielmo Stendardo, Dario Marcolin e ho visto Tricarico in occasione di un torneo”.

Come è proceduta la carriera lontano da Genova?
“A causa di problemi fisici e anagrafici è andata un po’ in discesa: ad Ancona ho vinto il campionato ma giocando poco, mi sono trasferito a Salerno, per tornare poi ad Ancona e ad accasarmi a Catanzaro. Cambiando squadra ogni 5 mesi mi sono perso per strada, l’età si faceva sentire e mi sono messo alla prova in C2 col Celano”.

Gioie e rimpianti nel corso della tua carriera
“Ho ancora il magone dentro se penso alla semifinale di Coppa delle Coppe persa con il Vicenza a Londra con il Chelsea: in casa vincemmo 1-0 con un mio goal, a Londra perdemmo 3-1. Se non sbaglio fu l’ultima edizione della Coppe delle Coppe, negli archivi verrà ricordato il mio nome come l’ultimo dei capocannonieri con 8 goal in 7 partite. Provo grande rammarico per non aver disputato la finale, come anche non aver vinto il campionato e non aver giocato in A con la Samp, ovvero la squadra che mi ha consentito di fare il salto di qualità dal punto di vista sotto ogni punto di vista, da quello economico a quello strettamente legato all’immagine”.

Cosa fa oggi Pasquale Luiso? Sei rimasto nel mondo del calcio?
“Sì, ho già fatto il corso base, tra Settembre e Ottobre seguirò il corso di seconda categoria a Coverciano, sperando di poter trovare sistemazione magari in C2 tra due stagioni. Adesso sto lavorando nel settore giovanile presso una scuola calcio di Sora affiliata alla Roma, dove sono iscritti circa 150 bambini”.

Che sensazioni hai provato dopo aver appeso gli scarpini al chiodo?
“Quando sei calciatore non riesci a vivere i momenti fino in fondo, bisognerebbe vivere due volte, il calciatore vive i particolari, la domenica al campo, il martedì agli allenamenti, i guadagni, le cene ecc… chi più, chi meno, siamo un po’ tutti mercenari, peccato perché sarebbe bello vivere le piazze, le realtà al di fuori del campo, invece si finisce per snobbare ciò che ti circonda, tutto diventa normale. Dopo aver smesso di giocare ci si guarda le foto e ci si rende conto di aver davanti a sé una ruota che gira…”

Quali sono i goal che hanno lasciato qualcosa di indelebile dentro di te?
“Quando ero a Piacenza ricordo il goal in rovesciata contro il Milan, in semirovesciata contro l’Atalanta, alla Samp il goal al volo sulla rimessa laterale di Flachi contro il Venezia, gli 8 goal realizzati in Coppa delle Coppe con la maglia del Vicenza, consentendomi di acquisire lo status di capocannoniere della manifestazione”.

Un saluto ai tifosi blucerchiati e ai sempre più numerosi lettori di Sampdorianews.net
“Ricordo con grande piacere quella maglia, quei colori, quella gente, quel stadio all’inglese, resta il rammarico di non aver portato la Samp dove meritava e non averci giocato in serie A. Sarò sempre vicino alla maglia blucerchiata, la gente ancora me la chiede, perché attira tantissimo, è bellissima. Alla Samp ci ha giocato anche Gianluca Vialli, un mio autentico idolo. Nel mio cuore resterà per sempre le immagini di una città stupenda. Mando un grosso saluto ai tifosi, spero un giorno di poter incrociare sui campi la Samp, anche come secondo di qualche allenatore”.