Quando la storia si chiama Sampdoria
L’essere riusciti a staccare il pass per la finalissima di Roma, dopo aver raggiunto una posizione di classifica almeno tranquilla, scacciando via i patemi vissuti per metà stagione, sta regalando nuove gioie e stimoli imprevisti all’intero ambiente blucerchiato, evitando così che l’annata possa concludersi nel grigiore e nella completa assenza di obiettivi. Il meritato punto conquistato contro il Cagliari ci ha consentito di garantire una buona continuità in termini di risultati e prestazioni nel girone di ritorno: un’eventuale sconfitta avrebbe avuto del clamoroso in considerazione del doppio vantaggio acquisito nei primi 45’.
La truppa di Allegri rappresentava uno degli avversari più temibili in circolazione e, almeno per un tempo, si è tenuta sotto torchio, nonostante Mazzarri abbia giustamente optato per un abbondante turnover. Le lacune difensive e soprattutto mentali, nuovamente messe in luce dopo le mancate vittorie contro Roma e Napoli, sono tornate prepotentemente all’ordine del giorno, evidenziando la costante incapacità di amministrare i vantaggi e sapersi difendere come una “provinciale”. Tutti difetti che devono essere corretti in tempo per l’attesissima stracittadina. Il doppio stop consecutivo del Genoa non deve trarre in inganno: ci può stare una battuta d’arresto in un torneo sempre disputato su altissimi livelli, al di là di ogni più rosea aspettativa. Gasperini dispone di un organico molto amplio e ricco di numerose alternative tecnico-tattiche in ogni ruolo, riuscendo così a fare perfino pretattica alla vigilia dei grandi appuntamenti.
La gara di andata ha dimostrato come il tecnico rossoblu ci rispetti notevolmente, temendo i nostri giocatori più rappresentativi, come testimonia il fatto che in quell’occasione venne stravolto lo schema tattico tradizionale per garantire maggiore copertura, realizzando inoltre una sorta di gabbia attorno a Cassano, già sperimentata lo scorso anno, tramite il ricorso a Konko. Per mezza città si vive un momento particolare, unico o raro, storico: matematicamente il Genoa è la prima squadra genovese in questo torneo. Qualche doriano potrebbe anche chiedersi: “ma questo dato di fatto è meritevole di spazio e pubblicità?” Beh il sottoscritto ritiene proprio di sì: il diritto – dovere di ogni giornalista è riportare le notizie e questa è una news meritevole della prima pagina.
La storia non si discute, la matematica non è soggettiva: non accadeva dalla lontana stagione 1976-1977, ovvero da ben 32 anni, un evento verificatosi in precedenza soltanto nel 1948 e nel 1964. Un risultato incredibile raggiunto da Milito e compagni, sotto la guida di Gasperini e Preziosi, ancora più sorprendente se venisse agguantata l’impensabile qualificazione Champions. Al tempo stesso la straordinaria stagione rossoblu, come contraltare, testimonia come si sta parlando dell’eccezione che conferma la regola. Festeggiare lo status di prima squadra cittadina è più che legittimo, altrettanto non si può dire del tentativo di stravolgere la storia: non basta essere la prima squadra italiana, decantare gli oltre cent’anni di esistenza se, da quando esistono due squadre sotto la lanterna, soltanto in 3 occasioni si è alzata la testa.
Probabilmente abbassarsi a questi livelli di discussione, si può sembrare scontati, patetici, o infantili, ma quando si sentono dichiarazioni che sostengono come la stagione blucerchiata dipenda moltissimo dal derby, si comprende cosa hanno vissuto i cugini in tutti questi anni. La Sampdoria ha due obiettivi da raggiungere: il riscatto nella stracittadina e soprattutto la conquista della Coppa Italia. Al doppio appuntamento arriveremo con la consapevolezza dei propri mezzi, senza più patemi di classifica ed emergenze d’organico, tenendo ben in considerazione un dato di fatto da non sottovalutare assolutamente: con Cassano nuovamente su livelli stratosferici e due giocatori del calibro di Palombo e Pazzini, assenti per diverse ragioni al derby di andata, tutto è possibile.
Se riusciremo ad incassare Coppa Italia e il derby, sarà una stagione indimenticabile da mettere agli archivi con un trofeo da aggiungere in bacheca. Nel caso peggiore si dovrà almeno ripartire dall’Olimpico senza rimorsi, né rimpianti, e se i cugini faranno doppietta, come la classifica farebbe pensare, faremmo loro cantare “We are Genoa”, ma spesso nel derby non vincono i migliori e loro dovrebbero saperlo bene, considerando i derby vinti grazie ai vari Rutzittu, Morello, Carparelli, Francioso, Mutarelli e Stroppa in annate ben lontane dalla gloria, perciò, mai dire mai….
