Abramovich? Teniamoci stretti Garrone
Chi mi conosce personalmente può confermare un fatto: il mio scetticismo nei confronti di super miliardari stranieri alla ricerca della nuova occasione da sfruttare. Intendiamoci bene, al giorno d’oggi nel calcio è sempre più raro trovare soggetti credibili e prosperosi disposti ad investire nello sport esclusivamente, o in via prioritaria, per ragioni sentimentali.
Sottolineato tale aspetto, bisogna rendersi conto siamo stati fortunati a trovare un uomo, un imprenditore come Riccardo Garrone. Involontariamente è rimasto coinvolto in una vicenda nella quale non aveva nulla da che spartire con soggetti almeno discutibili nella fantomatica operazione d’acquisto della società da parte di un misterioso sceicco nel 2002. Avrebbe potuto lavarsene le mani, del resto anche lui era una vittima e, invece, per immagine e responsabilità, ha voluto prendere in pugno la nostra causa. I risultati, dentro e fuori dal campo, gli hanno finora dato ragione, anche grazie al decisivo lavoro compiuto dall’eccezionale Beppe Marotta e dalla sua rete di collaboratori.
A prescindere da quanto ci sia di fondato sui presunti contatti con Abramovich, chi, oltre ai voli pindarici e al tifo predisposto alla fantasia, si ferma un attimo a ragionare con razionalità e realismo, avrà modo di riflettere su cosa sia più utile al bene della Sampdoria. Tutte le persone in questo mondo hanno qualche difetto, il nostro Presidente, fin dal primo giorno, ha parlato chiaro: voleva rivedere danzare la nostra ballerina, precisando di non volersi mai rovinare per il calcio.
Nulla da eccepire, anche se in certi momenti della sua gestione, ad esempio nel gennaio 2004 e 2006, sarebbe bastato davvero poco per fare il salto di qualità, ma la società non ha voluto muoversi di un centimetro dalle proprie posizioni. Anche la scorsa estate si sono commessi vari errori di valutazione, rischiando di precipitare là dove non si vuole più finire, se non si fosse posto pesante rimedio a gennaio. Al tempo stesso dalla quasi C1 e il baratro del fallimento, si è conquistata la serie A, l’Europa, sfiorando perfino quella più prestigiosa in piena Calciopoli, non si sono commessi errori sulla scelta degli allenatori, per non parlare dell’infinità di colpi realizzati a basso costo.
Con Riccardo Garrone abbiamo la certezza di avere un presente solido e un futuro sufficientemente ambizioso in un chiaro rigore di bilancio, che ci consente però di non avere preoccupazioni. Nessuno può sapere se il resto della famiglia sia altrettanto disposto un domani ad occuparsi di calcio, ben vengano nuovi investitori, ma attenzione a non fare il passo più lungo della gamba. Abramovich rientrerà pure tra gli uomini più ricchi e potenti che il mondo calcistico può attualmente vantare, ma è doveroso ragionare nel medio – lungo termine: quanti milioni di debiti ha accumulato il Chelsea? Se non raggiungesse, o raggiungesse prima del previsto gli obiettivi prefissati, quanto impiegherebbe a cercare un’altra piazza, scaricandoci senza troppe esitazioni? In Italia ben pochi intimi possono “vantare” montagne di debiti, chi le coprirebbe?
Purtroppo potrebbe anche arrivare il giorno, nel quale bisognerà guardarsi attorno, ma un nominativo del genere non mi affascina. Vale la pena avere la possibilità, e non la certezza, di vincere, per poi rischiare di sparire, vedendo i precedenti di chi ha provato in ogni modo, più o meno limpido, d’infastidire le “big”? Qualche tifoso sostiene la seguente filosofia “meglio vivere un paio d’anni da leoni, che dieci da co….ni”. Io la penso all’esatto contrario: senza un futuro solido, il presente non vale nulla, ancora di più se il dio denaro non rappresenta automaticamente sinonimo di successo. Poi a casa mi se raggiungi gli obiettivi prima degli altri e attuando una politica di contenimento dei costi, non sei co….ne, bensì più capace, competente e astuto della concorrenza. Ogni tanto si potrebbe osare qualcosa in più? Quoto, ma è un altro discorso che condividiamo tutti, ma che non intacca la concezione di fondo: ce ne fossero di Garrone….
