Garrone: "Marotta? Bisogna perdonare, anche se in certi casi è dura"
In vista della trasferta di Torino contro la Juventus il quotidiano piemontese La Stampa ha incontrato il presidente blucerchiato Riccardo Garrone. Nella chiacchierata molti gli argomenti trattati in primis il rapporto con l'ex amministratore delegato, ora dg bianconero, Beppe Marotta:
"Se sarò a Torino? Le partite importanti in trasferta evito di seguirle da quando, campionato 2004-2005, ero a San Siro con la Samp che all’ottantottesimo conduceva 2-0. L’arbitro diede cinque minuti di recupero e noi perdemmo 3-2. Poi ci fu, anno 2006-2007, la partita con la Roma dove i doriani furono malmenati dalla polizia all’Olimpico. Da allora le partite le vedo a Marassi, col calore dei nostri tifosi.
Se è per Marotta? Ma no. Bisogna perdonare ed essere dei buoni cristiani. Anche se in certi casi perdonare è dura. Diciamo che la circostanza mi conforta nel non andare in trasferta. Comunque a Torino giochiamo per vincere, come sempre.
Come mai è finita così? È vero, ci siamo lasciati molto male. Lui aveva deciso di fare una nuova esperienza professionale? Ci sta. Si è portato dietro Del Neri? E va bene. Ma non mi può portare via anche Paratici, sapendo che avevamo progetti su di lui. Non ci si comporta così. Ma è acqua passata. Abbiamo Gasparin, Di Carlo, faremo bene.
Se ho apprezzato qualche pregio di Marotta? Ma certo, altrimenti non sarebbe rimasto così tanto con noi. È uno dei migliori direttori sportivi in Italia. È una persona onesta in un mondo non adamantino.
Un giudizio su Novellino e Del Neri? Novellino è stato con noi cinque anni. È un uomo difficile ma il bilancio con la Samp è senza dubbio positivo. Del Neri è un uomo che mi è piaciuto molto, una persona assolutamente nuova rispetto alle mie esperienze professionali e sportive. Mi ha subito intrigato tanto che dopo un paio di mesi l’ho invitato a mangiare a casa mia con la moglie.
Gasparin? Quando ho capito che Marotta se ne sarebbe andato, ho riallacciato dei vecchi contatti che avevo con Gasparin dai tempi della sua breve esperienza come direttore generale della Lega.
E’ un uomo che prima di entrare nel calcio è stato manager industriale. Siamo entrati subito in sintonia perché applichiamo in fondo gli stessi schemi di business. Sta facendo un ottimo lavoro. So che è apprezzato anche all’interno della società e questo non guasta. Poi io rispetto i ruoli e lo lascio lavorare.
Di Carlo? Sapevo poco di lui, ma mi è piaciuto subito. Ho percepito la sua forte volontà di venire alla Samp perché lo considerava un traguardo professionale. Sta facendo bene, ha un ottimo staff con il vice Murgita. E ha stabilito un buon rapporto con Cassano.
Se ho ricevuto qualche offerta per Pazzini? Non mi risulta nessuna offerta. Del resto avevo detto che non lo avrei ceduto nemmeno per 100 milioni. Non sono tipo da perdere la faccia: quando dico una cosa, è quella.
C’è stata una proposta per Pazzini, ma non le dico da chi, molto elaborata: un prestito con compenso di 5 milioni e successivo diritto di riscatto. Complessivamente altri 20 milioni. Ma come vede Pazzini è qua. Del resto a leggere i giornali o a sentire le tv avrebbero dovuto cambiare casacca nove undicesimi della squadra.
Le ambizioni? Abbiamo confermato i migliori e abbiamo ripreso i nostri giovani: Poli, Volta, Marilungo, Dessena. Dobbiamo arrivare fra i primi dieci. Arrivare prima di Juventus e Genoa? Non mi dispiacerebbe.
Cassano? Come presidente e amministratore ho l’obbligo di dire che nessuno è incedibile. Lui ha un contratto che scade nel 2013 e una clausola rescissoria,applicata per la prima volta in Italia, di 20 milioni di euro. Ma lui mi ha detto una volta che nella malaugurata ipotesi che per qualche ragione dovesse decidere di andarsene me ne avrebbe fatti guadagnare almeno il doppio.
Lui ha detto che gli piacerebbe chiudere la carriera alla Samp? E io mi auguro che lui continui a dare tali contributi ai risultati della squadra da far sì che la sua presenza rimanga compatibile con i rigidi vincoli di bilancio che ci siamo dati. Se farò da padrino al battesimo? Lo farei volentieri.
Se Abete si sarebbe dovuto dimettere al termine dei Mondiali? Non credo che abbia responsabilità per le scelte tecniche di Lippi, come la mancata convocazione di Cassano. Certo che una volta quando si perdeva la guerra pagava il comandante in capo.
Beretta? In Lega sta lavorando bene. Non sono d’accordo con chi dice che favorisce i grandi club. È capace e limpido, pacato ma fermo, un ottimo lobbysta".
