Tifoso doriano non ligure? Ahi ahi ahi..
Un paio di giorni fa, dopo il preliminare che tutti sappiamo com'è finito, mi è arrivato un messaggio da parte di amici genovesi. Mi chiedevano se il 29 agosto, giorno dell'inizio del campionato 2010-2011, fossi stata a Genova per il gran debutto. Ho risposto che ci avrei pensato, ma non ho fatto a tempo a ragionarci su perché qualcuno ha preso la decisione al posto mio.
Non ho sottoscritto la tessera del tifoso, quindi non ho rinnovato l'abbonamento. Mi sarei mossa con i biglietti messi in vendita dalla società, Domenica per Domenica, anche a chi non ha la Samp card. Sapevo che non avendo la magica tesserina, le probabilità di essere allo stadio frequentemente, come gli anni passati, erano poche, ma non pensavo così poche. Sì, perchè se anche potresti comprarti il biglietto singolo, partita per partita, devi fare attenzione a chi decide se tu puoi essere allo stadio o no. Lo stesso organo che può decidere se una tifoseria può entrare in uno stadio oppure no. Sto parlando del Casms. E' lui che ha stabilito che io, come tante altre persone Sampdoriane ma non liguri, non potevo essere allo stadio Domenica.
Il Casms è un'entità che si permette di decidere chi può seguire la sua squadra e chi no. Si prende la libertà di catalogarti come un tifoso di entità minore perchè non residente in Liguria, illudendosi dell'idea che i tifosi risiedano tutti nella città della loro squadra del cuore, non pensando nemmeno minimamente che non è effettivamente così. Non interessa se tu sei abbonato da anni, se segui la tua squadra del cuore in ogni posto possibile ed immaginabile, no, interessa solamente favorire l'ingresso della tessera del tifoso e di boicottare chi non l'ha sottoscritta, che siano persone genovesi e non.
Così facendo costringono i foresti a fare la richiesta per la tessera per disperazione, perchè la vita se prima era incasinata, loro te l'hanno resa davvero impossibile. Ho deciso di seguire la Sampdoria come si sceglie la persona da amare tutta la vita, ho trovato nello stadio e nel tifo una valvova di sfogo, ho capito che sarebbe stata la squadra per me guardandola giocare sin da quando ero piccola, per poi innamorarmene più tardi. Non sono l'unica che ha fatto una scelta di cuore invece che di testa, perchè è così che funziona in tutte le storie d'amore, sia quelle fisiche, con una persona in carne ed ossa, sia quelle calcistiche.
Io l'esempio più palese di una persona che segue il suo più grande amore standogli lontano ce l'ho in casa. Una persona che ha macinato km e km ogni domenica per andar dietro ai suoi colori, quando ancora il calcio era bello per quello che era: non c'erano tessere, biglietti nominali, proibizioni e controlli su ogni cm della pelle. Ha girato mezza Europa con lei, eppure fra loro due ci sono più di 300 km di distanza. E' da lui che ho imparato a non vergognarmi se tifo una squadra che non è della mia città, ad andarne fiera di questo, avremmo potuto entrambi scegliere la Fiorentina, e invece no, abbiamo seguito due strade e squadre diverse, ma non per questo non ci capiamo quando ci vediamo impedire di recarsi allo stadio solo perchè nella nostra carta d'identità c'è scritto “residente a Prato, Toscana”, e non Genova, né Torino.
Evidentemente la vita del non tesserato forestiero da ora in poi sarà così, con l'ansia e la rabbia di non sapere mai a quale partita potrai esserci e a quale no. A me è anche capitato che, per dire, qualche abitante di Genova, che tiene per la Sampdoria tanto quanto ci tengo io, mi dicesse che stando distante, non in terra Ligure, era normale considerare me e tutti gli altri tifosi sampdoriani forestieri, di seconda categoria, dei veri e propri stranieri. Inutile dire la delusione che provai quando mi sentii dire queste cose, ma realizzo adesso, a mente fredda, che questo è lo stesso pensiero della gente che si occupa di decidere chi può entrare ad assistere alla partita della sua squadra del cuore, e chi no. Gente che probabilmente ha avuto tutto servito e riverito, e che ha avuto la fortuna di innamorarsi della squadra di calcio sotto casa.
Sì, la chiamo fortuna, perchè a me non è andata così. Ma d'altronde le storie a distanza esistono e lo sappiamo tutti, e ci sono anche quelle storie che durano a lungo perchè l'amore che sta alla loro base è amore vero, puro, che proviene dal cuore, e non dalla testa. Un amore che ti lascia senza fiato ogni volta che sei allo stadio, un amore che ti fa contare i giorni per rivedere la persona, o la squadra che più ami a questo mondo. Lo stesso amore che lega me alla Sampdoria. Lo stesso amore che lega i miei amici nati e residenti in Liguria alla Sampdoria.
C'è una splendida canzone di Sergio Endrigo, che forse i più grandicelli potranno ricordarsi, che dice “C'è gente che ama mille cose e si perde per le strade del mondo, io che amo solo te mi fermerò e ti regalerò quel che resta della mia gioventù”. Ecco, alzi la mano chi vorrebbe dire queste parole alla Sampdoria, se fosse una donna in carne ed ossa. Sono sicura che saranno mani di gente nata a Chiavari, come a Busalla, passando per Genova centro e spuntando magicamente in Sicilia, in Basilicata, in Toscana o Emilia Romagna. Sono sicura che chi come me ama la Sampdoria più di ogni altra cosa, col cuore, ritrovandoselo in frantumi dopo una partita come quella del ritorno contro il Werder, o scalpitante dopo una vittoria ottenuta in campionato Domenica sera, potrà capire quel che dico.
Evidentemente, gli unici a non capirlo, sono coloro che lavorano al Casms.
