Essere Sampdoriani in giro per l'Europa

Essere Sampdoriani in giro per l'EuropaTUTTOmercatoWEB.com
sabato 6 dicembre 2008, 13:32Una Regina sotto i Riflettori
di Diego Anelli
A Liegi noi tifosi siamo stati gli assoluti e unici protagonisti dell'ambiente blucerchiato.

Nonostante abbia collezionato un numero di trasferte ormai superiore alle cento unità, da tanti anni non partecipavo ad una tappa europea al seguito dell’amata Sampdoria. Devo essere sincero con voi: al di là di tutto è stata un’esperienza indimenticabile.

L’espressione “al di là di tutto” fa essenzialmente riferimento a notti passate non a letto, bensì sulle panchine di aeroporti nazionali, o esteri al fianco di altri numerosi compagni d’avventura, all’incredibile freddo regnante in terra belga, agli scontri pre-partita con i sostenitori locali e alla vergognosa prestazione offerta dai giocatori scesi in campo. Le responsabilità di un tracollo di tali dimensioni sono da dividersi tra la società, che non si è mossa di un centimetro dalle proprie strategie di budget nonostante la partecipazione europea, tra il tecnico, con la decisione di schierare 8 seconde, o terze linee al posto dei titolari, e dei giocatori, che hanno aggiunto l’assoluta mancanza di mordente alla pochezza tecnica.

Lasciamo perdere queste considerazioni che fanno male, e pensiamo ai veri protagonisti di Liegi, ovvero noi, noi tifosi blucerchiati che siamo stati 1.300 protagonisti di tale trasferta, cantando anche per chi è rimasto a terra a causa dei voli cancellati per nebbia. Nel corso di questa trasferta europea mi sono sentito ancora più orgoglioso di sostenere questi colori, di far parte di questa tifoseria, di sentirmi un Ultras con la U maiuscola. Al diavolo i bigotti, gli ignoranti, i doppi giochisti, i finti moralisti che etichettano i partecipanti attivi al movimento Ultras come delinquenti, criminali, nullatenenti, dimenticandosi, spesso e volentieri, che rappresentano e rappresentiamo invece l’aspetto più sano e genuino in uno sport business, dominato nel recente passato da corruzioni, inciuci, scandali finanziari e arbitrali, conflitti di interessi. Sono i veri tifosi coloro che lottano attivamente contro il calcio moderno che sta trasformando lo sport ad un crudo business, si sobbarcano km su km “sacrificando” tempo e soldi pur di non far mancare il proprio apporto alla squadra, organizzano coreografie e iniziative benefiche.



Vivere una trasferta significa condividere una splendida passione con gli amici e tutti coloro che sono spinti dalla stessa missione, visitare le città di destinazione, partecipare nel proprio piccolo alla realizzazione delle coreografie, sostenere la propria squadra, nel bene e nel male, nell’arco dei 90’, far sì che ogni tifoso e la squadra diventino una cosa sola, indivisibile. Nel corso della trasferta di Liegi tale sintesi si è manifestata concretamente: visitare Bruxelles e Liegi con la sciarpa della Sampdoria attorno al collo, respirare l’aria europea, che responsabilizza, rende orgogliosi e fa riflettere, incontrare centinaia di sostenitori blucerchiati in giro per il centro, partecipare alla splendida coreografia organizzata nel settore ospiti dello stadio Dufrasne, sostenere la squadra a squarcia gola in quel fortino dal tifo infernale e incessante.

Innegabile la profonda delusione per un k.o. pesante e forse dannatamente previsto e prevedibile, e la reazione della tifoseria che ha allontanato a fine gara la squadra venuta a ringraziarci per il sostegno, ricordando ad un quotidiano genovese della presenza di Antonio Cassano, che, nonostante fosse esente da colpe e responsabilità per questa figuraccia europea, è comunque venuto a salutarci e a scusarsi, perciò cari colleghi della carta stampata evitiamo inutili tentativi di destabilizzazione e limitiamoci a raccontare i fatti così come sono.

Noi tifosi siamo usciti comunque a testa alta dall’infuocato Dufrasne, adesso tocca alla società, al tecnico e soprattutto ai giocatori dimostrare attaccamento alla maglia, sana cattiveria agonistica, grinta e concentrazione per dare la svolta ad una stagione finora opaca: il derby e il match da ultima spiaggia contro il Siviglia, o dentro o fuori, l’importante è uscire da questo tour de force senza rimorsi, né rimpianti, vogliamo avere la consapevolezza che tutti, nessuno escluso, abbiano dato il massimo per la causa blucerchiata. È un loro dovere, è un nostro diritto. Avanti Doria!