Il Pagellone Champions
CASTELLAZZI: finchè è rimasto pienamente arruolabile, ha sfornato prestazioni maiuscole, salvando la Sampdoria in diverse occasioni, oltre ad evitare che il passivo già pesante della prima stracittadina si trasformasse in un risultato tennistico. L’infortunio lo ha tolto di mezzo sul più bello, ma il suo contributo resta scritto in campo e nelle memorie di noi doriani. Il suo futuro sarà neroazzurro, peccato avremmo ancora voluto vederlo indossare la nostra casacca. SALVATORE Voto: 8.
STORARI: a Genova farebbero una petizione, una raccolta di fondi pur di convincere il Milan a lasciarlo sotto la Lanterna. Portiere dal formidabile rendimento, dall’incredibile personalità capace di trasmettere sicurezza all’intero reparto, una saracinesca in porta, una lepre nelle uscite, tra i papabili migliori in campo di ogni sfida. MIRACOLOSO. Voto: 9.
ZAURI: nelle formazioni estive avrebbe dovuto partire titolare e invece inizialmente Del Neri gli ha preferito il giovane Cacciatore, o Stankevicius. Le cose sono poi cambiate: l’ex triestino non si è dimostrato all’altezza, il lituano si è confermato troppo altalenante e, a Gennaio, ha accettato la destinazione Siviglia. Con grande impegno e professionalità si è riconquistato il proprio spazio nell’11 iniziale, garantendo un rendimento costante e redditizio, fatta eccezione per qualche disimpegno, o intervento in area capace di farci perdere qualche anno per il futuro. Arrivato in prestito dalla Lazio, molto probabilmente ha terminato la sua esperienza in blucerchiato, il diritto di riscatto non dovrebbe essere esercitato, ma, leggendo alcune sue dichiarazioni, il ritorno in biancoceleste pare aver la precedenza. SOLDATINO Voto: 7
GASTALDELLO: l’estate scorsa erano numerosi coloro che avrebbero fatto l’impossibile pur di vedere in blucerchiato Dario Dainelli, o Thomas Manfredini, ma il campo ha dato ragione alla Sampdoria: il primo, tra Fiorentina e Genoa, ha passato più tempo ai box che in campo, il secondo è naufragato in B con l’Atalanta. Il tanto criticato Daniele è ritornato il fior di difensore ammirato nel primo anno di serie A: elegante, puntuale, concentrato, affidabile nelle retrovie, goleador aggiunto quando si è sganciato in avanti. Ha ragione il Presidente Garrone: sul campo si era guadagnato la considerazione di Lippi. MASTINO. Voto: 8.5
LUCCHINI: anche su di lui le incertezze, i dubbi, le critiche fioccavano in estate e nel corso della stagione. Lui ha zittito tutti sul campo con prestazioni convincenti, sebbene alcuni infortuni di troppo gli abbiano messo i bastoni tra le ruote. Con professionalità e costanza si è guadagnato il rinnovo contrattuale, confermando tutto il bene che si diceva di lui ai tempi dell’Under 21. COLONNA Voto: 7.5
ZIEGLER: ero e sono tuttora il primo ad affermare che, a mio modesto parere, resta un valido cursore, un promettente centrocampista di fascia, ma non un giocatore predisposto alla fase difensiva, o addirittura a giocare da esterno basso. I fatti mi hanno dato ragione per metà stagione, ma il diretto interessato e Del Neri hanno proseguito nella lavoro tattico, che ha portato ottimi frutti. Nel girone di ritorno è cresciuto tantissimo, seguendo alla lettera le indicazioni sulla fase difensiva, commettendo sempre meno errori in occasione di offside, diagonali, coperture. Se è diventato un uomo mercato, gran parte del merito va all’attuale tecnico della Juventus. ALUNNO Voto: 7.
M. ROSSI: ha goduto della piena fiducia di Del Neri per quasi l’intero girone di andata, ma non sempre è riuscito a contraccambiarla in campo. Qualche errore di troppo in termini di gioventù ed inesperienza, in concomitanza con il periodo no della squadra, ha consentito al più esperto Lucchini di riguadagnarsi il posto al fianco di Gastaldello. Il suo futuro appare lontano da Genova, ma ha tutto il tempo per dimostrare perché, due stagioni fa, il Milan lo aveva inseguito a lungo. RIMANDATO. Voto: 6.
CACCIATORE: anche lui, come Marco Rossi, possiede un buon bagaglio, ma necessita di ulteriori esperienze prima di giocarsi davvero un posto da titolare nella Sampdoria. Una nuova esperienza da titolare tra i cadetti, o in una compagine in lotta per la salvezza non potrebbe fargli male, per poi ritornare alla casa madre con tutte le carte in regola per avanzare la propria candidatura. ACERBO. Voto: 5.5.
ACCARDI: purtroppo è trascorsa un’altra stagione senza poter vedere in campo il migliore Pietro. Perenni problemi fisici e incomprensioni tattiche hanno ridotto il suo impiego al lumicino. La prossima potrebbe essere la stagione della prova del nove, per capire se davvero la Sampdoria potrà contare nuovamente sull’ex palermitano. NON PERVENUTO. Voto: n.g.
SEMIOLI: è stato l’acquisto più richiesto da Del Neri in estate, aveva cominciato a far intravedere numeri invidiabili, ma un grave infortunio alla spalla lo ha costretto a restare ai box per un terzo della stagione. Una volta ristabilitosi, ha consentito a Del Neri di praticare nuovamente il suo gioco con “le ali volanti”, risultando decisivo con un paio di goal pesantissimi, in primis ad Udine, e diversi assist al bacio. Anche per Di Carlo sarà un tassello fondamentale nel mosaico blucerchiato. STANTUFFO. Voto: 8
PALOMBO: il capitano, la bandiera, il guerriero, il regista, l’incontrista, il doriano, l’uomo del derby di ritorno. ONNIPRESENTE. Voto: 8.5
POLI: una nota pubblicità sostiene che “un diamante è per sempre”, beh la sua classe cristallina non conosce né prezzo, né scadenza, né confini. La Sampdoria si ritrova in casa un gioiellino da proteggere e da tenersi stretta, si spera per tanti anni. Contrariamente ad altri sui coetanei, è rientrato in blucerchiato dopo una stagione tra i cadetti ai Sassuolo e non ha fallito, anzi ha giocato con la classe del campione e la personalità del veterano. Il futuro è suo. GIOIELLO. Voto: 8.
TISSONE: il suo impatto in blucerchiato fu di altissimo livello, poi un’ingenua espulsione a Bergamo, l’esplosione di Poli e alcuni problemi fisici lo hanno rilegato in panchina, dalla quale ha faticato a riemergere. Quando la stagione sembrava gettata alle ortiche, ecco ritornare in auge il centrocampista argentino dal mix di qualità e quantità: i suoi ingressi a partita in corso si sono rivelati spesso decisivi nella fase più calda della stagione. Ha la stoffa per dire ancora la sua in blucerchiato, sempre se le società e la buona sorte glielo consentiranno. CAMALEONTICO. Voto: 7
MANNINI: Tre campionati in uno solo. Un inizio travolgente da titolare della Nazionale, una lunga fase centrale con un rendimento sconcertante, e gli ultimi mesi da uomo decisivo ovunque e comunque. Difficile commentare il campionato dell’esterno toscano, il quale, però, al di là di alcuni mesi di appannamento, che hanno peraltro coinciso con la crisi generale della squadra, ha offerto un contributo pesantissimo per la qualificazione Champions: se non bastassero i goal di inizio stagione, gli assist contro Milan, Roma e il rigore procurato a Palermo hanno spinto la Samp al quarto posto. DECISIVO Voto: 8.
GUBERTI: il suo arrivo a gennaio ha consentito a Del Neri di trovare nuova linfa sugli esterni, quando il rendimento di Semioli e, soprattutto, Mannini non era all’altezza. Alcuni goal e numerose sgroppate sulla fascia di competenza hanno garantito alla Samp nuovi sbocchi alla manovra e un maggior tasso d’imprevedibilità, peccato per il finale di stagione, nel quale non è riuscito ad incidere come avrebbe potuto e dovuto, soffrendo poi inevitabilmente il ritorno di Mannini. FUNAMBOLO. Voto: 7
PADALINO: alla fine è comunque arrivata la convocazione ai Mondiali, ma, se in Svizzera si chiedono cosa abbia fatto per guadagnarsela, a Genova si interrogano sulla sua improvvisa involuzione. Con il gioco di Del Neri capace di esaltare gli esterni, avrebbe dovuto essere la stagione della sua consacrazione e, invece, dopo la doppietta contro il Siena, è finito in un vortice di prestazioni incolori, numerosi acciacchi fisici e scarsa continuità. FUMOSO. Voto: 5.5
CASSANO: due mesi di calo di rendimento avevano servito un’occasione unica a numerosi cervellotici e irritanti calciofili, ovvero rivolgere vecchie e nuove accuse al loro bersaglio preferito, come la moda insegna, “era Cassano la causa della crisi”. Una constatazione talmente assurda e inverosimile che ci ha “regalato” chicche al limite del buon senso e della buona fede su presunte “Cassanate”, sul rapporto con tecnico, compagni e tifosi. Per chi gli voleva male tutto ciò rappresentava una manna dal cielo, peccato però che Fantantonio sia un artista in campo: 3 mesi da fenomeno ad inizio stagione, un ritorno da campione, contro tutto e tutti al termine dell’esilio iniziato ad Udine, con i suoi goal da cineteca, di tacco, di testa, o da centrocampo poco importa, gli assist al bacio e lo spirito da leader. Non è a Firenze, è ancora qua tra noi. FENOMENO. Voto: 8.5
PAZZINI: chissà a Firenze quanti si sono mangiati e si mangiano ancora le mani… A Genova, nella Sampdoria il Pazzo è diventato un bomber infallibile, un attaccante moderno e completo, capace di offrire dozzine di goal e quantità industriali di sacrificio al servizio della squadra. Ha punito Inter, Fiorentina, Milan, Palermo, ha scritto una nuova pagina del campionato, sbancando l’Olimpico e cancellando i sogni Scudetto della Roma. È il miglior attaccante italiano, è l’attaccante della Sampdoria. CECCHINO. Voto: 9
POZZI: è stato il primo a comprendere di quali qualità avesse bisogno la Sampdoria per uscire dal tunnel. Con grinta, determinazione, voglia di spaccare il mondo, pressing a tutto campo, spirito di gruppo, ha dato la scossa ai compagni, gonfiando la rete e uscendo dal campo con la casacca sudata. Un grave infortunio gli ha impedito di contribuire maggiormente alla causa, ma se il destino vorrà, avrà un’altra stagione per farsi amare dalla Sud. ENCOMIABILE. Voto: 7.5
DEL NERI: in quest’occasione non voglio cadere in commenti relativi alla sua partenza verso la Juventus, preferisco limitarmi a raccontare una stagione esemplare, storica, a descrivere l’annata dell’allenatore riuscito a riportare la Sampdoria nell’Europa che conta. I fischi ricevuti contro l’Atalanta, l’esclusione di Cassano, i due mesi di black-out sembrano lontani ricordi. Sotto la sua guida abbiamo rivisto il bel gioco, una squadra capace di giocare a memoria, 11 giocatori che diventano una cosa sola in campo. Ha avuto la bravura e la fortuna di non affondare quando tutto sembrava perduto, la capacità di rigenerare un gruppo apparentemente alla deriva, la determinazione di trasmettere ai protagonisti la consapevolezza nei propri mezzi. Ha compiuto un’impresa che resterà per sempre nella storia. STRATEGA. Voto: 9.
MAROTTA: in estate e a gennaio non ha sbagliato un colpo, ha azzeccato tutto, si è confermato un maestro nel reperire le migliori risorse con i mezzi non illimitati a disposizione, a prescindere da cosa sia successo a gennaio su Cassano. In estate non è andato dietro alle sirene degli esperti sul difensore, nel mercato di riparazione ha trovato in Storari e Guberti gli uomini giusti per rinforzare la squadra nei punti cardini, non perdendo tempo dinanzi all’infortunio di Castellazzi. Ora sarà la Juventus a ricevere i benefici del suo operato, noi lo abbiamo avuto per 8 stagioni, e non possiamo far altro che dirgli GRAZIE, le strade si sono divise, ma la storia non si cancella. MAESTRO. Voto: 9.
GARRONE: non si fa sentire spesso, ma quando lo fa, lascia il segno, non cade in banalità, o ipocrisie. Ha fatto lavorare, come sempre, in assoluta tranquillità allenatore e dirigenza, ha dato fiducia a Del Neri nel periodo di maggiore difficoltà, è intervenuto in prima persona quando Cassano stava per essere spedito a Firenze, continua a lottare per la realizzazione di un nuovo stadio, per un mondo del calcio più leale e pulito, per una più equa ripartizione dei diritti tv, si è fatto trasportare dalla passione e dalle emozioni senza dimenticare quanto sia importante il bilancio sano in una società di questi tempi, ha deciso di lasciare maggior spazio ai suoi parenti, confermando la volontà della famiglia di portare avanti il progetto Sampdoria nel medio – lungo termine. Nessuno è perfetto, ma sarebbero tante le tifoserie a volerne uno come lui, noi lo abbiamo e possiamo urlare “Noi abbiamo un Presidente”. UNO DI NOI. Voto: 9.
LA GRADINATA SUD: travolgente nei momenti di esaltazione, encomiabile, commovente e mai doma tra le difficoltà, calorosa e decisiva tra le mura amiche, presente sempre, ovunque e comunque in trasferta. Non esistono ancora e forse non esisteranno mai degli strumenti in grado di misurare la passione, descrivere lo stile e quantificare l’attaccamento alla maglia blucerchiata di una Gradinata sempre capace di spingere la palla in rete, anche quando tutto sembra girare storto, quando i giocatori non ci crederebbero più (vedi Sampdoria – Milan), quando si è da soli a lottare contro il calcio moderno. UNICA. Voto: 10.
