Chi dice "TI AMO" e chi sale sul carro dei vincitori........
“Ti Amo” si dice poche volte nella vita, i destinatari rientrano in un’elite che comprende il nome della propria metà e la denominazione della squadra di calcio. Sportivamente parlando “Ti Amo” non si dice soltanto in questo momento storico dell’U.C. Sampdoria, lo direbbero tutti. Noi, i Veri Sampdoriani l’abbiamo sempre detto, nel bene, e soprattutto nel male.
Oggi chiunque, ultras, tifosi della domenica, o appassionati occasionali pronunciano le due parole speciali verso un gruppo di giocatori, un Presidente, un Amministratore Delegato, un allenatore, capaci di entrare da protagonisti nella storia della Sampdoria, scrivendo una pagina nuova, un romanzo con il lieto fine, una favola diventata realtà.
Il “Ferraris” in versione tutto esaurito è stato uno spettacolo senza prezzo, si faticava a vedere un seggiolino vuoto, si restava incantati nell’ammirare tutte quelle bandierine blucerchiate sventolare anche nell’insolita gradinata nord, nella “nobile” tribuna e nei pacati distinti. Al tempo stesso è però più che doveroso fare una giusta constatazione: questi appassionati, simpatizzanti, tifosi occasionali dei nostri colori dove erano in passato? Quale è stata l’ultima partita alla quale hanno assistito dal vivo? La finale di Wembley del 1992 per chi era già nato, la finale di Coppa Italia vinta contro l’Ancona ai tempi di Eriksson, oppure bisogna andare ancora più indietro ai tempi di Chiorri, o Souness? Di loro, dico la verità, faccio anche a meno.
Questa impresa se la sono meritata soprattutto i Veri Sampdoriani e non chi è venuto oggi dopo tempo immemore allo stadio, riempiendo i settori diversi dalla Gradinata Sud, faticando a farsi sentire, o non pensando nemmeno di garantire un contributo canoro alla squadra tra il vantaggio del Palermo e il pareggio dell’Atalanta, un periodo temporale nel quale erano sempre i soliti a non lasciare sola la squadra.
Chi sarebbero “i soliti”? Sarebbero i tanti, tantissimi, infiniti Veri Sampdoriani, ovvero coloro che ci sono sempre stati, come il sottoscritto e sono orgoglioso di poterlo dire. Eravamo a Bologna quel 16 maggio 1999 a piangere la rocambolesca retrocessione in serie B, abbiamo risposto “presenti” nei falliti agganci alla massima serie con Ventura e Cagni, con Bergamo e Piacenza tra le trasferte più tristi. Eravamo al “Ferraris” quando il 21 aprile 2002 il Crotone sbancò 2-0 il nostro campo, gettando gli 8.600 abbonati nella disperazione con la squadra ad un passo dalla C1 e la società letteralmente allo sbando, a quei tempi iscriversi al campionato era già un successo, ma Flachi in campo e Garrone in società hanno evitato il peggio. Non siamo mancati nemmeno a Vicenza, quando il goal di Bernini, in un autentico diluvio, ci consentì di mantenere la B, senza essere costretti a nominare più la terza lettera dell’alfabeto.
Oltre ai Veri Sampdoriani, questa è la vittoria del Presidente Riccardo Garrone e dell’Amministratore Delegato Beppe Marotta: il primo ci ha salvato dall’inferno, riportandoci in serie A e facendoci gustare in più occasioni il sapore della vecchia Uefa e ora della Champions League. Il secondo, rispettando una rigorosa politica di bilancio, ha portato a Genova campioni del calibro di Palombo, Cassano e Pazzini, senza dimenticare, per citarne alcuni, i vari Volpi, Maggio, Quagliarella, Campagnaro, e ha fatto rinascere un settore giovanile, diventato ormai il fiore all’occhiello della società Sampdoria.
Al di là delle polemiche nate a metà stagione e gli oltre 2 mesi di buio assoluto, tanto di cappello per mister Del Neri, capace di far rendere al massimo un organico sicuramente competitivo, ma ritenuto, dagli addetti ai lavori, all’altezza di un piazzamento compreso al massimo tra il sesto e il decimo posto. Con il mister friulano la Samp ha offerto bel gioco, ha acquisito personalità e consapevolezza nei propri mezzi, rendendo granitica una difesa sulla carta non insuperabile e dando ampio spazio al gioco sugli esterni.
Adesso, mentre godiamo come non mai, è anche bello porci un quesito: ora chi salirà sul carro dei vincitori? I simpatizzanti blucerchiati, probabilmente sì, lo hanno già fatto. I mugugnoni e i gufi estivi, sempre pronti a sparare zero sul rigore di bilancio del Presidente Garrone, definito “braccino corto” da gente priva di gratitudine e con un’intelligenza al lumicino, senza ricordarsi i grandi risultati ottenuti durante la sua gestione e la decisione di non lasciare la Sampdoria alla deriva, contrariamente a certi suoi colleghi pronti a gettare soldi dalla finestra, spesso senza frutto, soltanto dopo aver atteso il cadavere della società sulla riva del fiume. Altri argomenti di discussione? La presunta pochezza difensiva della squadra, le fantomatiche “Cassanate”, quando invece a Genova il genio barese ha trovato una condotta impeccabile, la gente che lo ama, la ragazza da portare all’altare e ha ritrovato se stesso, il campione dalla classe cristallina.
Non è giusto nemmeno dimenticare chi, sfruttando spazi locali su giornali e tv, non ha mai perso tempo per gettare veleno, destabilizzare l’ambiente, inventare le più incredibili storielle, in primis su Cassano, oppure chi, in virtù delle consolidate regole del mercato nazionale, ci ha letteralmente ignorato per l’intera annata, parlando delle nostre imprese soltanto in tardissima serata, come se fossimo da bollino rosso, oppure tra i titoletti delle news brevi, a meno che non ci fosse tempo e modo per far trasferire altrove mezza Sampdoria.
Chissà come tutte queste persone si staranno strappando i capelli, come impazziranno senza trovare motivazioni per poter controbattere all’impresa blucerchiata, come saranno costretti a rivoluzionare le scalette dei vari mass – media, perché stavolta non è la piazza di Firenze, Napoli, Roma, Palermo o Torino a far parlare. La Sampdoria ha portato a lungo il nome di Genova in giro per l’Europa, facendo conoscere la Superba in tutto il continente, peccato che la parte bicolore cittadina non se lo ricordi mai, tirando spesso fuori le leggende della delegazione, della sopraelevata, dei libri di storia e delle stelle.
Oggi possono salire sul carro dei vincitori tutte le categorie che ho citato in questo editoriale, intanto fortunatamente è sempre il campo a dire l’ultima parola: la Sampdoria è nei preliminari di Champions League, con o senza giornali, con o senza tv, con o senza tessera del tifoso, con o senza i tifosi occasionali, con o senza i gufi, con o senza la sopraelevata, della quale non abbiamo e non avremo mai bisogno per viaggiare in Europa.
